| |
Noi
agricoltori … neolitici
Archeologia sperimentale e didattica
dell’archeologia a Pozzuolo del
Friuli
di Andrea Pessina e Gaetano Vinciguerra
-
Introduzione
Nel corso degli ultimi anni, i dati
sull’origine dell’agricoltura
in Italia nordorientale sono enormemente
cresciuti grazie ad una serie di scavi
condotti in varie località
del Friuli e soprattutto nel grande
villaggio neolitico di Sammardenchia
(comune di Pozzuolo del Friuli, Udine).
In questo sito, noto dagli inizi degli
anni Ottanta, le ricerche di superficie
hanno portato al riconoscimento di
un’occupazione neolitica che
interessò una vasta area dell’Alta
pianura friulana, ad oggi stimabile
in circa 600 ettari di superficie.
Gli scavi, condotti fino all’anno
2005 nell’area principale dell’insediamento
dal Museo Friulano di Storia Naturale
in collaborazione con l’Amministrazione
Comunale di Pozzuolo del Friuli, hanno
interessato oltre trecento sottostrutture
di piccole e medie dimensioni - pozzetti
cilindrici, fosse irregolari e buche
di palo – ed alcune strutture
più ampie, quali una cisterna,
il fossato di recinzione di uno dei
villaggi e una estesa area antropizzata.
I materiali archeologici recuperati
sono di grande interesse, dal momento
che documentano l’esistenza
di intensi contatti tra le prime comunità
neolitiche del Friuli e i vicini gruppi
dell’aspetto padano di Fiorano
e, verso oriente, con la cultura di
Danilo.
- La
prima agricoltura in Italia nordorientale
Un aspetto di grande interesse di
queste ricerche è costituito
dal rinvenimento di alcune migliaia
di resti carbonizzati di cereali,
che testimoniano l’ampio spettro
di piante coltivate nei campi di Sammardenchia
da parte dei protoagricoltori preistorici.
Le analisi, condotte dal Laboratorio
di Archeobiologia dei Civici Musei
di Como a cura di Mauro Rottoli, hanno
infatti individuato la presenza di
almeno cinque tipi diversi di cereali
(due tipi di orzo e tre varietà
di frumento) e di leguminose, quali
piselli, lenticchie e fave, oltre
a frutta selvatica raccolta nei boschi
che circondavano i villaggi.
Le datazioni al Carbonio 14 indicano
che questa proto-agricoltura era stabilmente
impiantata già a partire dal
5500 a.C., molto prima di quanto si
potesse un tempo supporre.
La forte percentuale di resti di Pomoidee
presenti tra i carboni suggerisce,
inoltre, che i coltivi fossero cintati
da siepi spinose ed è anche
probabile nello stesso campo si coltivassero
insieme varietà diverse di
cereali.
Recentemente, è stata inoltre
individuata - tra i resti carpologici
di Sammardenchia – la presenza
di un nuovo cereale, il Triticum tipo
timopheevi. Parrebbe trattarsi di
un nuovo frumento tetraploide, introdotto
in Italia settentrionale dall’area
balcanica e fino ad oggi mai segnalato
nei contesti neolitici dell’Italia
centromeridionale.
- Sperimentazione
e problematica archeologica
Nel corso degli ultimi anni, grazie
ad una intensa e fattiva collaborazione
con l’Amministrazione Comunale
di Pozzuolo e nell’ambito del
Progetto di Scuola Integrata, si sono
intensificate le attività di
divulgazione dei risultati raggiunti
presso le scuole del territorio, con
la realizzazione annuale di una Giornata
di Archeologia sperimentale - che
offre a tutti gli alunni e, ultimamente
anche ai genitori, la possibilità
di operare nei laboratori di pittura,
di ceramica, di restauro, di conio
della moneta, di forgiatura del ferro,
e di cottura della ceramicala –
e la creazione di percorsi ed esperienze
didattiche che si svolgono nel corso
dell’anno scolastico.
Noi
agricoltori …neolitici
Merita in particolare modo di essere
presentata l’attività
“Noi agricoltori … neolitici”,
nata all’interno del Patto Educativo
tra scuola e territorio, meglio noto
come Progetto di Scuola Integrata,
presente a Pozzuolo del Friuli dal
2000, vincitore della IV edizione
del premio nazionale “ Cento
Progetti al servizio dei cittadini”
del Dipartimento della Funzione Pubblica
della Presidenza del Consiglio. Il
Progetto è teso alla realizzazione
di un Sistema Educativo Integrato
a livello comunale fondato su un Patto
Educativo Territoriale tra Ente Locale,
Scuole, Associazioni, Imprese e agenzie
educative del territorio di Pozzuolo
del Friuli, con offerta integrata
di servizi (scolastici, animazione
ed assistenza) e opportunità
educative (laboratori espressivi e
attività sportive) coordinata
da un Gruppo Interistituzionale. Si
valorizza al massimo l’autonomia
scolastica in rapporto al territorio
e nel contempo si realizza di un modello
di istituzione scolastica che superando
le distinzioni tra curricolare ed
extracurricolare integra nel tempo
scuola ogni attività educativa
territoriale rivolta ai minori e offre
un servizio rapportato ai bisogni
di ciascuno.
La scuola integrata è stata
così coinvolta nell’Iniziativa
Comunitaria INTERREG III Italia-Slovenia
“ A.A.A. CERCAN S-I. Area Alto
Adriatica Contatti E Radici Comuni
nel Neolitico tra Italia e Slovenia”,
anch’esso ormai riconosciuto
di interesse nazionale e inserito
nel sito del FORMEZ dedicato alle
buone pratiche.
Nell’anno scolastico 2002/2003
si è affidata alla scuola primaria
il compito di sperimentare le tecniche
di agricoltura neolitica attraverso
la coltivazione di due campi sperimentali
di cereali riferibili alle tipologie
ritrovate nei pozzetti del sito preistorico
di Sammardenchia. L’intento
dell’attività sperimentale
era duplice: da una parte, “educare”
gli alunni alle attività preistoriche,
mettendo così in luce il bagaglio
di conoscenze che i nostri antenati
dovevano già possedere, dall’altra,
fornire utili indicazioni agli studiosi
in merito alla produttività
di questi campi e all’energia
necessaria a coltivarli, nonchè
alla reale funzione sui cosiddetti
pozzetti, fosse interpretate quali
silos per la conservazione dei raccolti.
La progettazione è stata complessa,
anche perché è stato
necessario fornire ai bambini il quadro
conoscitivo storico di riferimento
e le coerenti modalità operative
, non dimenticando che andava garantita
la dimensione ludica propria dell’età
degli alunni.
Si è pensato di coinvolgere
più classi, anche della scuola
media, per le diverse abilità
e possibilità conoscitive in
modo da comporre, alla fine, un quadro
degli elementi fondamentali dell’agricoltura
neolitica da tradurre in un dvd documentativi.
Ad un gruppo di 14 alunni delle prime
classi della locale scuola media si
è affidato il compito dello
studio dell’evoluzione del paesaggio
in epoca neolitica. nella sua trasformazione
da forestale ad agricolo, traducendo
questo approfondimento nella costruzione
di una serie di tavole pittoriche,
elaborate successivamente a computer,
documentative della nascita del paesaggio
agricolo:
La foresta originaria con le piante
spontanee
L’azione di parziale disboscamento
da parte dell’uomo
La radura e il villaggio posto su
un’altura con scene di caccia,
da parte dell’uomo, e di raccolta
da parte della donna
Il progressivo disboscamento da parte
dell’uomo e il villaggio in
movimento
L’agricoltura che trasforma
il paesaggio
La casualità della coltivazione
senza tecnica affiancata dalla raccolta
L’osservazione dei cicli vegetali
ed il passaggio all’agricoltura
costruzione di strumenti
coltivazione: siepi spinose difesa
del seme
silos per la conservazione
il campo misto
la monocoltura
Il paesaggio misto piante endogene,
piante coltivate e il villaggio
Un gruppo di 15 alunni delle classi
quinte della scuola primaria ha ricevuto
il compito dello studio botanico dei
semi giunti dall’Istituto Sperimentale
per la cerealicoltura di Sant’Angelo
Lodigiano e precisamente :
Orzo- Hordeum vulgare var. kezibia
Frumento tenero – Triticum aestivum
var. pandas
Farricello – Triticum dicoccum
Spelta – Triticum spelta var.
altgold rotkorn
La collaborazione con l’Istituto
Professionale per l’Agricoltura
e l’Ambiente di Pozzuolo del
Friuli è stata fondamentale.
Nei laboratori e nelle serre dell’Istituto
è stato condotto lo studio
botanico delle sementi, attraverso
l’utilizzazione di tecnologie
avanzate (microscopio con possibilità
di produrre immagini digitali), strumenti
di misurazione idonei e altri materiali,
messi a disposizione dall’Istituto,
per :
analisi della purezza- classificazione
della varietà e misurazioni;
analisi della germinabilità;
prova di coltivazione in vaso.
Gli alunni hanno proceduto alla rilevazione
delle caratteristiche dei semi, utilizzando
microscopi elettronici, bilance, calibri
ecc. effettuando anche riprese digitali,
all’osservazione del grado di
germinabilità e alla coltivazione
in vaso di alcuni esemplari in modo
da fornire ai bambini più piccoli
elementi informativi e di controllo.
Gli alunni delle classi terze elementari,
un nutrito gruppo di 42 bambini, ha
ricevuto il compito operativo della
realizzazione e della cura dei campi
sperimentali.
Nella fase introduttiva hanno potuto
prendere visione nel Centro Visite
di Sammardenchia della ricostruzione
espositiva di un campo neolitico e
degli strumenti agricoli, ricevendo
le opportune spiegazioni. Hanno potuto
inoltre svolgere un laboratorio di
scheggiatura della selce per la costruzione
di alcuni falcetti e coltelli da mietitore,
che hanno sperimentato nella raccolta
di erbe e canne selvatiche.
L’azione sperimentale ha richiesto,
quindi, la ricerca e la raccolta di
materie prime e la costruzione di
strumenti, quali zappe per dissodare,
bastoni da semina, falci e coltelli
messori, realizzati con l’aiuto
di Alfio Nazzi.
Come luogo per la sperimentazione
è stato individuata una porzione
del cortile della scuola , collocata
in una zona adiacente a quella archeologica,
accessibile quotidianamente agli alunni
. Si è deciso di realizzare
due campi sperimentali, da coltivare
secondo due diverse strategie da porre
a confronto:
Campo
A – campo sperimentale
rettangolare (m 2 X 5 ), oggetto di
cure sistematiche da parte dei piccoli
agricoltori;
Campo
B – campo sperimentale
( m 1 X 5) a coltivazione superficiale,
ove il raccolto è stato fatto
crescere in maniera naturale, senza
eccessivi interventi.
Gli alunni hanno dissodato con le
loro rudimentali attrezzature (sassi
appuntiti, zappe rudimentali di legno
e selce, rami adatti) i due terreni,
con una notevole fatica considerando
la loro giovane età, gli strumenti
rudimentali e il terreno particolarmente
duro. Il lavoro è stato svolto
in tre giorni, per un totale complessivo
di circa sei ore. Gli alumni hanno
potuto valutare in questa fase l’efficacia
di alcuni materiali utilizzati per
fabbricare gli strumenti (sasso, legno,
osso). Infine, vi è stata la
sarchiatura: con un tridente, trainato
da tre bambini, il terreno è
stato smosso e sminuzzato.
La semina è stata condotta
in modo differente nei due campi sperimentali.
In quello più piccolo, i bambini
hanno lanciato manciate di semi misti
su tutta la superficie del terreno,
senza calpestarla e lasciando i semi
in superficie.
Nel campo maggiore la semina è
stata invece accurata. Con un bastone
da semina sono state predisposte varie
file di buche, profonde tre centimetri
e distanti l’un l’altra
sei. In ogni buca i bambini hanno
posto tre semi diversi (farro, farricello,
orzo) per riprodurre un campo misto
di cereali. Successivamente le buche
per la semina sono state ricoperte
con terra e il terreno è stato
calpestato con lo scopo di proteggere
i semi dagli uccelli. La semina è
avvenuta nel mese di ottobre.
In base programma sperimentale, il
campo superficiale B è stato
lasciato a sé stesso, mentre
quello maggiore ha ricevuto tutte
le cure previste, con lo strappo delle
erbe infestanti, l’irrigazione
e attenzioni di diverso tipo.
I mesi invernali sono trascorsi nell’osservazione
e misurazione della crescita delle
piantine in entrambi i campi . I bambini,
nei loro diari di bordo, hanno rilevato
che il campo superficiale ha registrato
un primo sviluppo rapido e immediato
delle piantine, per poi mostrare una
crescita lenta e stentata. Il campo
curato è cresciuto più
lentamente, ma sempre più rigoglioso.
A fine maggio le sue piante raggiungevano
i 140 cm di altezza ed erano molto
fitte, mentre quelle del campo B non
superavano i 120 cm. Si è così
potuto apprezzare la notevole fertilità
del terreno naturale presente nella
zona e la grande facilità con
la quale era possibile ottenere, anche
senza particolari cure, un raccolto
abbondante. Il 2 giugno, però,
una grandinata ha spezzato quasi tutte
le piante di cerali, con grande disperazione
dei bambini che hanno così
potuto misurare l’incertezza
legata alla coltivazione. Malgrado
la disavventura, il 21 giugno i bambini
hanno proceduto alla mietitura dei
raccolti con l’uso dei falcetti
di selce. Il raccolto è stato
conservato in attesa della riapertura
della scuola.
Nell’ anno scolastico successivo
(2003/4) il percorso sperimentale,
portato avanti dagli stessi bambini,
ha riguardato i processi di lavorazione
e trasformazione dei semi: trebbiatura,
sgranatura, battitura e macina dei
semi con strumenti di tipo neolitico.
In particolare, la sgranatura è
stata possibile solo per alcune fascine
di semi utilizzando una specie di
“ Tribulum” , un tronco
dotato di lame di selce: con questo
attrezzo sono stati separati i semi
dalle spighe. Poiché la grandine
aveva spezzato gran parte delle piante,
si è ricorso alla battitura:
con lunghi rami i bambini hanno battuto
i cereali per liberare i semi dal
“vestito”. A questa operazione
è seguita la ventilazione.
Con alcuni cestelli di corde intrecciate
sono state separati i semi dalla pula.
Per la macinatura dei semi, i bambini
hanno proceduto a battere i semi con
un pestello e a schiacciarli sulla
macina in pietra . Con un rudimentale
setaccio hanno filtrato la farina.
Successivamente gli alunni hanno impastato
la farina (con acqua e sale) e preparato
delle piadine e infine costruito un
forno a terra con pietre e lastre
di arenaria. Per il forno è
stata utilizzata una buca quadrata
di 40x40 cm di lato, profonda 20 cm;
abbiamo utilizzato ciottoli per sostenere
una lastra di arenaria. Il pane neolitico
è risultato particolarmente
buono.
Nell’anno scolastico 2005/6,
in primavera, gli stessi alunni hanno
realizzato un pozzetto (silos) sul
modello di quelli rinvenuti negli
scavi archeologici, ma di dimensioni
più contenute. Il pozzetto
cilindrico, di 40 cm di profondità,
40 cm di diametro, è stato
incamiciato con argilla prelevata
dal vicino torrente Cormòr,
fatta poi asciugare accendendovi all’interno
un piccolo fuoco di paglia, e sigillato
con una tappo di argilla, dopo averlo
colmato con circa 10 kg di semi del
farro coltivato. L’imboccaturta
del pozzetto è stata protetta
da un cumulo di terra e da una piccola
tettoia di erbe intrecciate.
All’apertura, nell’ottobre
del 2004, si è visto che lungo
le pareti della struttura i semi erano
germinati, intrecciandosi e formando
così una specie di tessuto
protettivo, mentre quelli dell’interno
si erano perfettamente conservati.
Si è così potuto verificare
sperimentalmente quanto riportato
in letteratura in merito alla perfetta
funzionalità di queste strutture
per la conservazione delle derrate
agricole: le modifiche prodotte all’interno,
con il blocco del processo di ossidazione,
permettono la conservazione del seme
nella sua integralità. Le indagini
condotte presso l’I.P.S.A.A.
hanno confermato la possibilità
di utilizzare i semi stoccati nel
silos sia per la coltivazione che
per il consumo almentare. Le pareti
del silos erano rimaste intatte, tale
da consentire il riutilizzo del manufatto
una seconda volta.
L’intera esperienza , documentata
anche con un video, è risultata
vincitrice per il Triveneto, per le
scuole primarie, del Concorso La Primavera
della scienza promosso dal Museo della
Scienza e della Tecnica “Leonardo
da Vinci” di Milano e, recentemente,
del Premio Speciale per la Cultura
indetto dalla Provincia di Pordenone,
nel contesto del 22° Concorso
internazionale “Videocinema&scuola”.
Il video, prodotto in formato DVD
grazie al finanziamento Interreg IIIA
concesso dalla Regione Autonoma Friuli
Venezia Giulia al progetto “AAA
CERCAN S-I”, è disponibile
gratuitamente facendone richiesta
alla Biblioteca del Comune di Pozzuolo
del Friuli (UD). |
  |